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RIBELLI, MALEDETTI E IMMORTALI: EDDIE E GENE



 

di Corrado Barbieri

 


"Vivi intensamente, muori giovane, e lascia un bel cadavere", si dice siano state parole di James Dean. Un destino toccato a non pochi artisti degli anni '50 e '60, e Gene Vincent ed Eddie Cochrane furono tra quelli.
BE-BOP-A-LULA! She' s my baby! Una sorta di urlo di battaglia, parole non-sense che sono restate il marchio di un artista, un marchio inconfondibile come nessun altro cantante dell'epoca ebbe, nemmeno il grande Elvis. E a quei tempi, quando si discuteva di chi fosse il piu' grande, se il re Elvis, o gli scatenati Jerry Lee Lewis e Little Richard, c'era sempre qualcuno che obiettava "si', ma Gene Vincent..., intendendo che la carica sensuale, di aggressività, di ribellione che conteneva la sua musica era ineguagliata.
Sono gli anni del film "Il selvaggio", con Marlon Brando sulla sua Arley Davidson, troppo lontana e costosa per i giovani italiani che la bramavano. Gli anni di "gioventù bruciata", in cui debutto' splendidamente James Dean, con il suo giacchetto di pelle rossa. Gli anni della vigilia della rivolta concreta degli anni '60.
Il modello, il nume ispiratore della musica di quegli anni restava Elvis, ma, se tutti lo imitavano, lo copiavano nel look, nelle movenze, c'era chi cercava di differenziarsi con sound più aspri, piu' selvaggi e atmosfere meno romantiche, e tra questi Vincent e Cochrane.

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Un incidente motociclistico inizia col segnare Gene per sempre: non gli amputano per poco un arto, ma i dolori lancinanti lo accompagneranno per tutta la sua non lunga vita e gli faranno trovare sollievo nelle droghe. Nel 1956, con il classico complessino locale, fa nascere quell' inno di battaglia, e BE-BOP-A-LULA, registrato con la tecnica innovativa dell' eco ribattuto (delay) scala le classifiche e vi rimane a lungo, facendo delirare i giovani.
Poi, prontamente, i bigotti all'attacco, siamo in America: si sparge la voce che Gene, in una esecuzione di "Women love", il suo secondo successo, ha assunto atteggiamenti "contrari alla pubblica decenza". Forse a dare l'imbeccata e' stato il suo agente in cerca di pubblicita', ma la conseguenza e' che la stampa attacca Gene e noti cantanti bigotti, come il religioso Pat Boone e Handy Williams, si rifiutano di esibirsi assieme a lui. Nel 1957 pero' sforna un altro successo "Lotta lovin'" e partecipa al film giovanilista "The Girl can't help it" (in Italia Gangster cerca moglie), un filmetto con Jane Mansfield, un'emula di Marilyn, diventato pero' storico in quanto contiene le esibizioni di molte star della canzone e del rock, come Fats Domino, Eddie Cochrane, i Platters, Little Richard, Julie London.
Poi, il fisco lo perseguita e Gene si trasferisce in Europa, dove il destino si accanira' contro i due giovani del rock.

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Eddie Cochrane, di poco piu' giovane di Gene Vincent, inizia la sua carriera musicale suonando vari strumenti, per poi fermarsi sulla chitarra e fondare il complesso dei Melody Boys, con un repertorio di pop e country. Ma siamo 1956 ed esplode il fenomeno Elvis : Eddie e' catturato dal rock'n'roll. Ha un talento notevole, soprattutto alla chitarra, e la sua voce ha un sound ruvido e particolare, a cui un giorno si ispireranmo anche i Beatles e gli Who.
"Twenty flight rock", registrato per la colonna sonora del film "The Girl can't help it", e' il suo primo hit, anche se Eddie non vedra' mai picchi di successo, ma piuttosto avra' un vasto e piacevole repertorio di pop misto a rock'n'roll, che porta in giro per gli States nei tour organizzati dal deus ex machina del rock'n roll, Alan Freed, suonando con quasi tutti i grandi di quella musica.
Poi , nel 1960, inizia un lungo tour in Inghilterra, dove si dice venga preso da un presentimento di morte, che lo deprime e che combatte col Bourbon.
Stanco, accoglie con gioia la fine di quel tour massacrante, a cui ha partecipato anche Gene Vincent. Ed e' in auto con lui e parte del suo staff quando, sulla strada per l' aeroporto, chi e' alla guida perde il controllo. Eddie muore, a 22 anni, e gli altri, riportano fratture varie. Quelle di Vincent vanno ad aggravare la sua condizione.

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Gene riesce a vivere quell'altra magica stagione che si apre a inizio anni '60: e li' che indossera' sempre l' inconfondibile completo di pelle nera e si esibira' nei suoi brani di rock aggressivo, calcando anche i palcoscenici europei, assieme ai Beatles ed altri complessi. Nel 1966 pero' l'alcol, unitamente all' intossicazione dalle sostanze che assumeva per lenire i dolori, lo finiscono a 36 anni.
L'influenza che ha avuto sulla musica americana e' innegabile e a fine anni '90 il suo nome entra nella Rock and Roll Hall of Fame.
Chi non conoscesse quel BE-BOP-A-LULA, lo ascolti, e capirà l'essenza di quegli anni.

 

 


 

 
   
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