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FAME


di John Milner




Forse nessun altro film contiene una tale dose di universalità, soprattutto cosi' immediata e percepibile fin dall'inizio. Questo uno dei tre potenti punti di forza di quest'opera del 1980, centro pieno per il regista Alan Parker e apoteosi per il compositore delle musiche Michael Gore. Il tutto sullo scenario ristretto di una scuola d'arte della Grande Mela negli anni Ottanta.
Universalità si diceva: giovani neri americani, ispanici, asiatici, italiani, ebrei, anglosassoni, ma anche omosessuali, eterosessuali, ricchi, poveri, analizzati, spensierati, nel grande melting pot americano, in un ambiente dove tutti sono accomunati dal desiderio e dalla speranza di conseguire la fama nel mondo dello spettacolo e contemporaneamente dall'inizio della scoperta di se stessi.
Non ci si può sottrarre al sogno di tutti questi giovani, tantissimi sulla scena. E' quindi un sognare contagioso e comprensibile per tutti: la lotta di sempre per affermarsi nella propria passione,nel cercare di scoprire i talenti che spesso sono nascosti in noi.
E quando tutto questo e' impregnato, per tutta la durata del film, di coinvolgente e travolgente musica, come una potente e costante sottolineatura, il piacere della visione e dell' ascolto raggiungono punte di autentica emozione.
Straordinariamente veri, spontanei, sono i giovanissimi attori principali, per i quali trepidiamo, come genuine sono le decine di comparse che prendono parte alle lezioni, ai balli, alle musiche, ai raduni.
Spiccano su tutti i personaggi di Coco (Irene Cara), Montgomery (Paul McCrane) e Ralph Garci (Barry Miller), seguiti dal personaggio dolce e insicuro di Doris Finsecker (Maureen Teefy) e da quello di Leroy (Gene Antony Ray), formidabile e semi- illetterato ballerino.
Le canzoni che danno spessore emozionale al film sono "Out Here On My Own", "Fame", "Dogs In The Yard" e "I Sing My Body Electric", tutte destinate, assieme agli interpreti, ad ottenere nomination e premi nonche' grande successo di pubblico in quell'inizio di anni '80. Un eccezionale Michael Gore, con il suo punto culminante nel finale, che suggella l'opera con l'esecuzione di "I Sing The Body Electric" con una orchestrazione che ha la forza e la struttura della suite sinfonica coniugata con quella dello spiritual.
L'intera scuola prende parte a questo saggio finale in grado di trasmetterci, senza mezzi termini, non solo il desiderio e l'emozione, ma la convinzione di essere giovani per sempre!






 
   
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