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Dark Passage





di Corrado Barbieri

Il titolo originale e' centratissimo : la fase oscura, tragica della vita di un uomo comune, la differenza tra il vivere e l'equivalente della morte stando rinchiuso a vita in un penitenziario. Il tutto con la rabbia di sapersi innocente. Un tema che in realta' verra' trattato molte volte nella storia del cinema e che giocoforza deve avere come effetto emotivo centrale la paura e l'ansia sconvolgenti di un'evasione . Nessun'altra opera riesce tuttavia a creare e a trasmettere un'atmosfera di angoscia e speranza come la pellicola del 1947 del regista Dalmer Daves e tratta da un romanzo di David Goodies , intitolata  nella versione italiana semplicemente " La fuga " . Siamo all'inizio del periodo d'oro che vive il cinema del dopoguerra, destinato a durare un buon quarto di secolo, in cui la quinta arte diventa matura, usufruendo non solo del genio di grandi registi, ma di quell' irripetibile formula che ha visto porre le opere cinematografiche all'attenzione e alla fruizione di molti milioni di persone con la presenza delle star, propagonisti a cui il pubblico non poteva esimersi dal legarsi in un forte rapporto di immedesimazione e ammirazione.


La star de " La fuga " e' Humphrey Bogart, nel suo periodo artistico migliore, quello in cui ebbe come coprotagonista femminile la moglie Lauren Bacall e in cui la coppia diede vita a una serie di quattro perle cinematografiche. Il sorprendente e' che proprio lui, Bogart, che ci e' piaciuto definire in altri scritti " the face " per l' incredibile espressivita' del suo volto, per meta' della pellicola ha il viso coperto, fasciato, essendosi sottoposto a un intervento chirurgico per non essere riconosciuto. Il fatto che un artista del suo calibro avesse il volto oscurato per un tempo cosi' lungo, creo' dubbi e paure di insuccesso in Daves, ma poiche' e' assolutamente vero cio' che ha affermato il giornalista italiano Gianni Amelio a proposito di Bogart, cioè' che "...lo si riconoscerebbe anche se fosse fuori campo !...", tutto ando' per il meglio, creando anzi un effetto di aspettativa e di mistero nello scoprire quale sarebbe stato l'aspetto finale di Bogart.
C'e' pero' molto di piu' nella vicenda di un condannato a vita innocente che evade dal carcere oltre alla suspense e dell'ansia di sapere se riuscira' a sfuggire alla polizia che lo bracca, c' e' l'elemento essenziale dell'umana solidarieta' e amicizia che il film mette in evidenza in modo esemplare : cosa cerca infatti disperatamente un uomo inseguito, solo, che non sa dove andare e dove nascondersi ? Ovviamente aiuto. Un aiuto che giungera' dalle persone meno aspettate, dalla ragazza che consapevolmente lo raccoglie per strada appena fuggito e lo nasconde, a un tassista che lo riconosce e, convinto " a pelle " della sua innocenza gli fornira' un aiuto decisivo per la sua salvezza.
Giustamente in evidenza nel film anche  un punto storicamente importante : nella cosiddetta libera  America la presenza della polizia era onnipresente in misura non molto diversa da quella di un paese a regime autoritario, il che ci pone ovvie riflessioni sulla retorica democratica e l'ottimismo che pervadeva l'Occidente in quegli anni. 
Vincent Parry ( Bogart ) riuscira' a superare una serie di ostacoli alla sua fuga, riuscira' anche ad avere la certezza di chi era l'omicida e lo aveva fatto ingiustamente incriminare, e a riunirsi a Irene Jansen ( la Bacall) che lo ha aiutato di cui si e' nel frattempo innamorato. 
Come in altri film del periodo c'e' un tema, una canzone che sottolinea i momenti piu' romantici ( come avvenuto con successo in " Casablanca " con la famosa - As time goes by - ), un piacevole e indelebile sigillo che i registi con grande gusto amavano inserire. Qui e' la canzone - You are too marvelous for words - di Richard Whiting con parole di Johnny Mercer, cantata da Jo Stafford.
Un'ottimo bianco e nero, le angosce di una fuga verso la salvezza, la speranza che nella vita esista  ancora una salvifica amicizia, e una star come Bogart non possono che fare di " Dark Passage " un'opera da vedere, e poi rivedere all'occasione, per il massimo godimento. Il consiglio dello scrivente e' che cio' avvenga nel silenzio di una  notte...

 

 
   
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