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IL CAVALIERE AZZURRO

Di Corrado Barbieri


Der Blaue Reiter e’ il titolo di un dipinto di Vasilij Kandinskij del 1903, un dipinto ancora legato alle sperimentazioni dell’impressionismo, che si rifà alla tradizione russa e del Medioevo tedesco, dove sopravviveva il mito/ simbolo del cavaliere che combatte il male . Kandinskij vedeva inoltre nel cavallo un simbolo di energia creativa e nel cavaliere l’artista che l’avrebbe guidata.
Fu con quella denominazione e quel significato che nel 1911 a Monaco di Baviera la forte personalità di Vassilij aggrego’ attorno a se’ un gruppo di artisti di varia nazionalità comprendente uno dei due nuclei più consistenti della corrente espressionista, un gruppo destinato a costituire non solo l’aggregazione forse più importante di innovatori della storia dell’arte moderna, ma a condurre uno sforzo straordinario di diffusione del suo pensiero e delle sue teorie rivoluzionarie .

Del gruppo facevano parte,oltre a Kandiskij, Franz Marc, Alexej von Janelenskj, Marianne von Werefkin ,Gabriele Munster, Alexander Kanoldt, Auguste Macke, lo svizzero Paul Klee ed altri. Il loro credo assoluto era la libera sperimentazione, con il fine di ottenere l’espressione più autentica e svincolata da schemi. Lo sforzo in atto fu sottolineato dall’organizzazione di una mostra alla galleria Thannhauser di Monaco, denominata “ Prima mostra degli editori del cavaliere azzurro “, a cui parteciparono 14 artisti con 40 opere.

Era il gennaio del 1911 e la mostra fu solo il motore per una lunga serie di esposizioni, che finirono per comprendere anche gli esponenti del fauvismo e del cubismo. In realtà la centralità della guida di Kandinskij fu il vero perno attorno a cui il gruppo gravito’. Il suo rigore teorico prevedeva che l’artista moderno avesse il compito di condurre lo spettatore, attraverso l’espressione astratta, non oggettiva, alla trascendenza spirituale, enunciando il principio della “ necessita’ interiore”. Emozioni e pensiero dovevano coniugarsi con le componenti visive dell’opera.
Nei due anni successivi questi principi e queste mostre viaggiarono per tutta Europa, fornendo un apporto determinante all’arte rivoluzionaria del gruppo. Lo sforzo era appoggiato e integrato dalla pubblicazione di un Almanacco con lo stesso nome, curato da Kandinskij stesso e da Marc. Quest’ultimo
fu anche autore di una serie di opere sugli animali, filtrati dalla sua personalità, tra cui svettano i cavalli blu e lo splendido “ Volpe blu e nera”.

Purtroppo l’inizio della prima guerra mondiale mise fine all’ attività’ del Der Blaue Reiter, che ebbe un suo canto del cigno a Berlino con una mostra alla famosa galleria Der Storm. Dei componenti del gruppo, alcuni tornarono ai loro paesi, altri, compreso Marc, perirono nel conflitto. Kandinskij, Klee, l’americano Lionel Feininger e Von Javeldkij si poterono ritrovare pero’ nel 1924 in Germania e formare un nuovo gruppo, i Die Blaue Vier ( i quattro blu), che esposero da quell’anno per ben nove anni fino all’avvento di Hitler.
A differenza di altri artisti, i componenti del Der Blaue Reiter intensificarono il loro uso del colore slegato dalle apparenze, teorizzandone il potere simbolico, secondo la convinzione di Kandinskij e Marc che il blu, con le sue relative sfumature, fosse il colore più adatto a simboleggiare la capacità di andare oltre la dimensione terrena.
In sostanza l’obiettivo finiva con l’essere una interpretazione del mondo libera allo sguardo di ognuno e come evidente disobbedienza alla realtà’. Un fondamento per ogni espressione da quel momento a venire.

 
   
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